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Veduta di Montecitorio.

Oggi si tiene la prima riunione delle Camere della XVIII legislatura, e contestualmente a essa inizieranno le – strategicamente fondamentali – votazioni per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Chi sono, e da dove vengono, i nuovi eletti di Montecitorio e Palazzo Madama? Le elezioni del 4 marzo hanno portato in parlamento esponenti di ceti sociali molto diversi fra loro, e anche sotto il profilo delle professioni di provenienza il campo è davvero vario. FBLab, il centro studi della società di consulenza FB&Associati, ha passato in rassegna i mestieri dei parlamentari appena eletti, e come cambiano a seconda della forza politica di appartenenza.

FBLab

Le professioni dei neo eletti in parlamento.

Dal report di FBLab emergono una serie di trend e dati rilevanti: la categoria più rappresentata, contrariamente ai proclami rivoluzionari della campagna elettorale, è ancora quella dei politici e degli amministratori locali, che conta per il 25% del totale dei neo eletti. Le altre professioni – ripartite in tre aree classificate dal centro studi in ordine decrescente di reddito – sono rappresentate in modo equamente ripartito: i ceti alti (manager, accademici, medici e avvocati) sono in totale al 33%; i liberi professionisti costituiscono un quinto (il 20%) dei nuovi parlamentari; i ceti medio bassi (dipendenti pubblici e privati, studenti e disoccupati), per finire, arrivano al 22% dei nuovi eletti.

M5S porta in parlamento i ceti medio-bassi 

È interessante notare come le diverse provenienze sono rappresentate a livello dei singoli partiti: a discostarsi dal trend generale sono soprattutto i parlamentari del Movimento 5 stelle, in minima parte politici di professione e perlopiù appartenenti al mondo delle libere professioni e, soprattutto, ai ceti medio-bassi, estrazione di quasi il 37% dei suoi eletti.

Lega e Forza Italia privilegiano politici di professione e ceti alti

Viceversa, il centrodestra di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia ha tra gli eletti una selezione molto contenuta delle fasce più povere e iper-rappresenta due altre fasce: le classi medio-alte (con Forza Italia) e gli amministratori di professione (quasi la metà dei parlamentari leghisti).

I dati del Pd sono in linea con la media 

Il Partito democratico, invece, presenta dati in linea con le medie generali, portando a Palazzo Madama e Montecitorio una ripartizione piuttosto equa dei ceti analizzati: un 29,3% dei suoi eletti proviene dai ceti alti, il 25,6% dai ceti-medio bassi, e c'è anche una quota del 28% di amministratori locali e politici di professione.

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Banchi del M5s durante la prima sessione della precedente legislatura.

Le differenze di ceto tra eletti all'uninominale e al proporzionale

L'analisi di FbLab ha guardato anche alle differenze di estrazione tra i candidati eletti nell'uninominale e quelli eletti nel proporzionale: i primi, dicono i risultati del rilevamento, sono perlopiù appartenenti alle classi medio-alte, mentre i secondi mostrano una netta prevalenza di livelli reddituali medi o bassi. Nel report si sottolinea questo dato, dicendo che  "lascerebbe ipotizzare una sorta di ritorno al «notabilato di collegio», il sistema di raccolta della rappresentanza che l'Italia liberale ha vissuto nel primo mezzo secolo di storia unitaria, un periodo che ha in comune con quello attuale anche la debolezza delle strutture di partito".

FbLab

Differenze di estrazione tra candidati eletti all'uninominale e al proporzionale.

Questa netta separazione si manifesta soprattutto tra gli eletti del Movimento 5 stelle, che ha candidato appartenenti ai ceti alti nei collegi e membri delle classi meno abbienti nei listini: "Tra i pentastellati, la quota di rappresentanti di ceti alti è doppia negli eletti nei collegi rispetto agli eletti nei listini, e la quota di rappresentanti di ceti medio-bassi nei collegi è di venti punti percentuali inferiore a quella dei listini". È un trend che non interessa nessun altro partito politico presentatosi alle elezioni del 4 marzo.