Courtesy of De Agostini

Riccardo Pozzoli

Restare fermo? Mai. D’altronde, per un uomo che si definisce businessman, startupper, viaggiatore instancabile e cultore della bellezza, l’ipotesi di una vita dominata dalla routine sarebbe difficile da percorrere. Fedele a questa definizione, Riccardo Pozzoli, la “mente business” di Chiara Ferragni, arriva in libreria con Non è un lavoro per vecchi (edito da De Agostini), nel quale l’imprenditore condivide le sue riflessioni sul mercato del lavoro nell’era della post rivoluzione digitale.

Quando racconta la sua idea di impresa parla spesso in inglese, vezzo derivante dal suo periodo a Chicago, al tempo in cui lavorava nell’ufficio marketing di un’azienda specializzata in articoli da giardino. La sua storia è quella di un ragazzo cresciuto in provincia, con un’adolescenza divisa tra la passione per la musica (ha imparato a suonare la batteria a 14 anni) e quella per la velocità da inseguire in sella a una moto. Ma soprattutto, a Riccardo piacciono i viaggi in giro per il mondo.

È proprio mentre si trova a Chicago che Pozzoli, laurea in finanza e master in marketing alla Bocconi, intuisce che “in America i blogger fanno tendenza e condizionano enormemente i consumi”. E così, intravedendo in quel settore un’occasione di business, nel 2009 decide di co-fondare insieme alla fidanzata dell’epoca, Chiara Ferragni, il blog The Blonde Salad.

Il resto è storia. Dopo soli tre mesi dalla nascita del sito, Chiara è la prima fashion “insider” a essere invitata alla settimana della moda di Milano: si tratta di una novità assoluta per il fashion system e questo, insieme alle capacità manageriali di Pozzoli, permette alla neonata realtà di guadagnarsi un posto di tutto rispetto tra gli addetti al settore. Iniziano a fioccare le prime partnership con brand internazionali, il volto di Chiara accanto alla sigla “TBS” è praticamente ovunque e, dopo la nascita della linea di calzature, abbigliamento e accessori Chiara Ferragni Collection, arriva anche il primo negozio a Milano. Ma la vera consacrazione avviene nel 2017 quando, forte di oltre 11 milioni di follower su Instagram e un business da circa 6 milioni di euro ricavi, viene incoronata da Forbes come fashion influencer più importante del mondo.

Courtesy of De Agostini

Il libro di Riccardo Pozzoli in arrivo nelle librerie.

Nel frattempo, di cose ne sono successe e a dicembre dello scorso anno Riccardo ha lasciato l’incarico di amministratore delegato di Tbs Crew, la società che gestisce The Blonde Salad, di cui adesso detiene una quota di minoranza. “Fare business significa creare valore, non solo guadagni”, racconta Pozzoli, che negli anni ha dato vita anche a realtà che nulla hanno a che fare con la moda come il servizio di food delivery Foorban. “È più che altro una questione di attitudine mentale; fare impresa oggi ha un senso diverso rispetto a 20 anni fa: non è solo questione di capitali, conta soprattutto la creatività”. Alla domanda “allora adesso ce l’hai fatta?” Il trentunenne Pozzoli risponde citando un passo del suo libro: “Di solito quando uno dice ce l’ho fatta smette di fare, perciò spero con tutto il cuore che per me quel giorno non arrivi mai”. E poi: “Il metro di valutazione del successo non è il denaro, quanto piuttosto la voglia di reinventarsi sempre, rimanendo fedeli a sé stessi, un po’ come hanno fatto Giorgio Armani, Federico Marchetti o Diego della Valle…”. E nel futuro? “Prima di iniziare l’università ero indeciso tra psicologia e architettura: faccio le strutture o capisco le persone? Poi mi sono detto che forse fare l’imprenditore, se mai si possa racchiudere questo mestiere in una categoria definita, soddisfa entrambe le esigenze. Per ora voglio vivere azienda per azienda, o meglio startup per startup”, conclude ridendo.

Intanto il suo ultimo successo professionale porta la firma di Condé Nast, che proprio lo scorso mese ha nominato il manager nuovo direttore creativo dell’area social e influencer. Per la società, Pozzoli si occuperà del nuovissimo social magazine Lisa (acronimo di Love Inspire Share Advise), studiato su misura per i Millennials, e collaborerà allo sviluppo della prima Social Academy italiana, progettata in partnership con SDA Bocconi, per formare gli influencer di domani. Insomma, il futuro della comunicazione 3.0 è giovane e soprattutto, sempre più digital oriented.